Elucubrazioni, recensioni, curiosità varie sui miei film, registi, romanzi e scrittori preferiti.
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domenica 23 ottobre 2022

SABOTATORI -Mini Recensione-

Los Angeles. 1942.
Dopo un sabotaggio nella fabbrica in cui lavora e nel quale ha perso la vita il suo miglior amico, il giovane Barry Kane viene accusato di esserne il responsabile. Fuggito all'arresto, si mette alla ricerca dei veri colpevoli per riuscire così a discolparsi...
Film apparentemente minore di Hitchcock, che risulta invece essere un vero e proprio "gioiellino".
Certo, il protagonista si ritrova a dover affrontare situazioni molto improbabili e l'eccessivo uso di scene girate in studio (con l'uso di fondali palesemente finti) potrebbe far storcere il naso a molti spettatori moderni, ma negli anni'40 era la prassi, soprattutto per un regista come Hitchcock, che voleva avere tutto sotto controllo.
Il cast però funziona, partendo da Robert Cummings e la co-protagonista, Priscilla Lane (i due assieme fanno faville), per arrivare ai due antagonisti, l'apparentemente affabile Otto Kruger e il detestabile Norman Lloyd.
La regia di Hitch è impeccabile e ci sono almeno tre sequenze memorabili: l'incendio alla fabbrica di aerei dove trova la morte l'amico del protagonista (scena secondo me molto cruenta per gli standard dell'epoca), il ballo nel quale la coppia di fuggiaschi cerca disperatamente qualcuno di "onesto" a cui rivelare il complotto di spie filonaziste e, ovviamente, il gran finale con il faccia a faccia tra l'eroe e il villain di turno sulla Statua della Libertà.
Non mancano nemmeno i momenti di humor, che oggi definiremmo come "politicamente scorretto", tipico del regista (basti vedere la scena in cui sono presenti i Freak del circo).
Per chi ama le opere del "Maestro" è un film assolutamente da recuperare.

VOTO: 7+








lunedì 22 giugno 2020

IL PROMONTORIO DELLA PAURA (1962) -Mini Recensione-

Max Cady è ex detenuto in cerca di vendetta nei confronti dell'avvocato Sam Bowden, che lo ha fatto arrestare 8 anni prima. Cady inizierà a stalkerare lui, sua moglie e, soprattutto, la figlia adolescente...
Grande suspense per un classico thriller degli anni '60 con uno strepitoso e inquietante Robert Mitchum.
Gregory Peck regge però bene il confronto con lo stesso Mitchum, nonostante interpreti il solito personaggio (inizialmente contrario all'uso della violenza) che tanto gli s'addiceva in quegli anni. Ottimo il resto del cast, in particolare la giovanissima Lori Martin.
C'è anche Telly Savalas con i capelli.
La regia di J. Lee Thompson si rifà molto a Hitchcock (per sua stessa ammissione) ottenendo un ottimo risultato. Merito anche della bellissima fotografia in bianco e nero, della presenza di Martin Balsam e delle musiche di Bernard Herrmann, che però ho trovato eccessivamente invadenti in alcune scene.
Thompson è stato anche abile ad aggirare la censura di quegli anni, riuscendo a rendere molte scene  erotiche e perverse pur non mostrando nulla di scabroso.
Grande film.

VOTO: 8






domenica 26 gennaio 2020

1917 -Recensione-

Prima guerra mondiale, Aprile 1917. Francia.
A due giovani caporali inglesi viene ordinato di avventurarsi in terra nemica per consegnare un importante messaggio al colonnello Mackenzie, onde evitare che i 1600 soldati del suo battaglione cadano in un'imboscata preparata dai tedeschi...
Il plot di partenza e la trama di questo nuovo film di Sam Mendes sono piuttosto semplici, ma è anche vero che doveva per forza essere così, dato che la macchina da presa non si stacca praticamente mai dai due protagonisti.
Il film comunque ti cattura fin da subito, anche se l'inizio è un po' lento.
Personalmente non sono un grande fan delle lunghe riprese senza stacchi, tanto meno dei film che sembrano girati dall'inizio alla fine come un unico piano sequenza (quasi sempre sono virtuosismi di regia gratuiti) e spesso mi distraevo nel cercare di capire dove e quando ci sarebbero stati i raccordi "mascherati" di montaggio. Dovrei quindi rivederlo una seconda volta (e in lingua originale) per apprezzarlo completamente, credo.
Bravi i due attori protagonisti, in particolar modo George MacKay (l'altro è Dean-Charles Chapman, visto ne Il trono di spade), ma anche quelli più "blasonati" che compaiono sullo schermo per una manciata di minuti.
Un film che porta lo spettatore letteralmente in trincea, o in una putrida buca nella terra di nessuno, o in mezzo ad un assalto in prima linea, come una (riuscita) evoluzione della famosa scena iniziale de Salvate il soldato Ryan.
A proposito di Spielberg: l'approccio alla guerra di Sam Mendes è molto diverso da quello del famoso regista americano. Questo film è spettacolare, ma mai pomposo, retorico e auto celebrativo come possono essere quelli di Spielberg (vedi anche War Horse) o di altri cineasti d'oltre oceano. 1917, infatti, è pervaso da un certo antimilitarismo, anche se il nemico è sempre sporco e cattivo (e non ha praticamente un volto) e alcune scene sanno di "già visto".
Nulla da eccepire (per una volta) sulla regia di Sam Mendes: come già accennato, ritengo che l'uso del piano sequenza ininterrotto sia un virtuosismo tecnico gratuito (se non ti chiami Alfred Hitchcock) ma, visto il risultato, approvo la scelta di tecnica di Mendes.
Bene anche la colonna sonora. Molto minimalista e mai invadente, che si adatta perfettamente all'atmosfera e al tono della pellicola.
Ottimi anche gli effetti speciali, che per una volta non sono riuscito a "percepire".
Per concludere: questo 1917 è un'entusiasmante esperienza visiva, che però vorrei poter rivedere una seconda volta per poter dare un giudizio completo e obiettivo.

VOTO: 8 (per il momento)







venerdì 10 maggio 2019

L'OMBRA DEL DUBBIO (Mini Recensione)

Santa Rosa. California. Anni '40.
La giovane Charlotte  detta "Charlie" (Carla, nella versione italiana) non sta più nella pelle quando l'amato zio Charles "Charlie" (Carlo, in italiano) si trasferisce temporaneamente a casa sua da New York. Ma ben presto la giovane Charlie comincerà ad avere degli strani sospetti riguardo a suo zio...
Un classico del grande Alfred Hitchcock, con uno strepitoso cast, anche i comprimari, che il Maestro dirige con mano sicura.
Il rapporto tra zio e nipote, un affascinante ma inquietante Joseph Cotten e la procace Teresa Wright, è chiaramente incestuoso e piuttosto erotico (Hitch sapeva bene come aggirare la censura) mentre la tensione (sempre in crescendo) non ti molla per quasi tutto il film, fino ad arrivare alla memorabile lotta sul treno in corsa.
Da vedere assolutamente nella versione originale non doppiata.
L'ennesimo capolavoro del Maestro del brivido e della suspense.

VOTO: 8



martedì 30 ottobre 2018

L'UOMO SUL TRENO - The commuter -Mini Recensione-

Liam Neeson e il regista Jaume Collet-Serra ancora insieme, in una sorta di rielaborazione di Non-Stop, questa volta ambientato su un treno anziché a bordo di un aereo.
Un ex-poliziotto, ora un agente assicuratore al quale è appena stata data la notizia del suo licenziamento, è di ritorno a casa sul treno che abitualmente prende. Una misteriosa donna si avvicina e gli propone un semplice e remunerativo compito: rintracciare l'identità di un passeggero a bordo di quello stesso treno...
Il plot sulla carta poteva essere un bel thriller alla Hitchcock, ma il regista spagnolo Collet-Serra decide di virare quasi esclusivamente sull'action, snobbando un poco la suspense.
Costui, inoltre, non sa nemmeno usare gli elaborati virtuosismi registici nel modo appropriato (sembrano quasi tutti fini a se stessi) e calca troppo la mano su scene d'azione altamente improbabili.
Gli indizi sul mistero, poi, sono sbattuti in faccia allo spettatore in maniera troppo evidente, tanto che già a metà film è facile intuire il plot twist finale.
Liam Neeson si fa sempre apprezzare ma, pur avendo più o meno la stessa età del personaggio che interpreta (un sessantenne), salta, mena e spara come uno di 40 anni.
Bene tutto il cast, comunque, con un redivivo Sam Neill in una piccola/grande parte.
Buona la colonna sonora, mentre gli effetti speciali digitali sono un tantino dozzinali e invasivi.
Tirando le somme, il film non è poi così male, se lo si prende per quello che è: puro e semplice intrattenimento.

P.S. Il termine Commuter significa Pendolare, in italiano.
Chi diavolo sarebbe andato a vedere un film se si fosse chiamato "il pendolare"?
Una volta tanto è bene che non abbiano optato per la traduzione letterale del titolo.


VOTO: 6,5








domenica 29 aprile 2018

LA FINESTRA SUL CORTILE (Mini Recensione)

Tratto da un racconto di Cornell Woolrich, la storia è quella di Jeff, un fotoreporter immobilizzato su una sedia rotelle a causa di una frattura che, per passare il tempo, inizia a spiare dalla finestra del proprio appartamento la vita dei vicini di casa e dirimpettai. Finché si rende conto della possibilità che uno dei suoi dirimpettai abbia ucciso e fatto a pezzi la propria moglie...
A mio modesto parere questo è il miglior film di Hitchcock, almeno registicamente parlando.
Se in NODO ALLA GOLA i suoi virtuosismi con la macchina da presa e i suoi impeccabili e lunghissimi piani sequenza erano puramente gratuiti e non in funzione della storia, o della suspense, qui lo spettatore ha lo stesso punto di vista del protagonista Jeff per il 99% del tempo (il grande Hitch dà un piccolo vantaggio al pubblico un'unica volta, come per instaurare in noi un eventuale dubbio). In realtà la tecnica usata da Hitchcock è pure molto semplice: c'è un primo piano di Jeff, poi il controcampo nel quale vediamo quello che lui sta guardando, poi di nuovo un primo piano sul suo volto con la conseguente reazione.
E quello che Jeff/Stewart sta provando in scena, lo proviamo anche noi; curiosità, rabbia, paura. Anche noi non usciamo mai dal suo piccolo appartamento e spesso ci verrebbe voglia di allungare il collo per poter sbirciare oltre la finestra nella quale scompaiono i vicini di casa che Jeff sta osservando quasi morbosamente.
Riguardo al cast, James Stewart non delude mai, mentre è difficile non perdere la testa per la bellissima, coraggiosa e determinata Grace Kelly. Brava anche Thelma Ritter alla quale sono affidati i momenti di (macabra) comicità. E poi c'è un irriconoscibile ma minaccioso Raymond Burr.
Un film che ora appare sicuramente datato dal punto di vista del "look", ma ancora validissimo dal punto di vista tecnico/registico, che ogni aspirante regista dovrebbe studiarsi per benino, a mio modo di vedere.
Capolavoro assoluto.


VOTO: 9



sabato 29 aprile 2017

PRIGIONIERI DELL'OCEANO -Mini Recensione-



Finalmente sono riuscito a recuperare un altro capolavoro del Maestro del brivido.
Non è certo l'Hitchcock degli ultimi anni, almeno per le tematiche, ma si può comunque riconoscere il suo tipico tocco e la capacità di portare lo spettatore esattamente dove vuole.
Una nave è appena stata silurata da un U-boot tedesco; a bordo di una scialuppa si ritrova un gruppo di superstiti del naufragio ai quali si aggiunge un marinaio del sommergibile nazista a sua volta affondato..
Ci si può fidare del (presunto) capitano tedesco accolto a bordo della scialuppa? Sembrerebbe di sì, ma il pubblico è sempre un passo avanti perché "Hitch" ci mostra cose che i compagni di naufragio non sanno di lui, così la suspense e la paranoia non ti mollano mai.
Poi ci sono le storie dei vari personaggi, svelate un poco alla volta.
Il film non annoia mai, ci sono molti capovolgimenti di fronte che spostano le simpatie (e le antipatie) da un personaggio all'altro in continuazione.
Alla fine rimarrà una sola persona moralmente integra, che non indicherò, perché sono sicuro che in molti non abbiano mai visto questo capolavoro che entra di diritto tra i miei preferiti del grande Alfred Hitchcock.

Voto: 8.5