Elucubrazioni, recensioni, curiosità varie sui miei film, registi, romanzi e scrittori preferiti.

domenica 26 luglio 2026

MASTERS OF THE UNIVERSE - Recensione.

 Eternia. Il principe Adam bambino viene spedito sulla Terra assieme alla spada del potere per sfuggire al decisivo attacco di Skeletor. Anni dopo, cresciuto ma imbranato, torna sul suo pianeta d'origine, ormai completamente devastato e in mano alle forze del male...
Sto cercando in tutti i modi di  trovare motivi validi per salvare un film che quelli della mia generazione aspettavano da 40 anni, ma proprio non ce la faccio.
E dire che le premesse non erano male.
Il cast, tutto sommato, è abbastanza azzeccato. Perfino lo Skeletor di Jared Leto è deliziosamente sopra le righe al punto giusto (nel cartone degli anni '80 doveva esserlo per forza, essendo un prodotto per bambini), così come il Duncan di Idris Elba (caratterizzazione da cliché a parte). Evil-Lyn probabilmente non è abbastanza "dark" (anche rispetto alla serie animata scritta da Kevin Smith) però non è male. Theela è tosta e "polemica" al punto giusto (anche qui, c'è poco in comune con il cartone del 1983).
Il problema principale invece è quello che dovrebbe essere il protagonista: Nicholas Galitzine. Nei panni del giovane, tonto e impacciato Adam è perfetto, Molto meno in quelli di He-Man. Non ha neanche il fisico giusto. Forse non è nemmeno colpa sua, ma è il personaggio che è scritto maluccio. L'He-Man dei MOTU era comunque un eroe senza difetti, piatto e noioso, quindi si è cercato di dargli un po' più di caratterizzazione. Ma a conti fatti qui non c'è differenza tra Adam e il suo alter ego. He-Man finisce per sembrare più il Thor idiota di Waititi, o il Ralph Supermaxieroe dell'omonima serie tv, che il personaggio della Mattel. Paradossalmente risulta migliore quello di Dolph Lundgren del 1987, che almeno rispecchiava la controparte originale (ma senza essere mai il principe Adam). Morena Baccarin sprecata (e pare mia zia per come è conciata).
La sceneggiatura ha dei momenti demenziali assurdi e voragini di scrittura imbarazzanti. La parte ambientata sulla Terra sembra uno dei peggiori film Marvel. Inoltre pure Skeletor a tratti fa la figura del fesso: potrebbe prendersi la spada del potere un sacco di volte, invece rimane fermo a guardare i suoi scagnozzi prenderle di santa ragione da He-Man.
La regia non è eccessivamente fracassone e qua e là c'è qualche idea originale, ma ci sono troppe divagazioni e ridondanti "pipponi" educativi nel bel mezzo dell'azione a spezzarne il ritmo.
A un certo punto Roboto rimane fuori campo, come se proprio nemmeno ci fosse, per poi ricomparire.
La musica: qualcuno ha fatto notare che il tema principale (con la chitarre di Brian May) pare una cover di The Arrival degli Abba, quindi per tutto il film non ho fatto che pensare a loro, perché effettivamente è così.
L'uso di alcuni brani anni '90 invece l'ho apprezzato abbastanza. Scene post credit carine ma prevedibili.
Tirando le somme: come dico spesso, l'ennesima occasione sprecata.
Un film del genere avrebbe funzionato 40 anni fa, tralasciando il fatto che sarebbe stato impossibile girarlo con gli effetti speciali dell'epoca.



VOTO: 5







mercoledì 3 giugno 2026

A PERFECT GETAWAY - Una Perfetta Via di Fuga - Mini Recensione.

Durante un'escursione in una zona isolata, due giovani novelli sposi in luna di miele alle Hawaii fa conoscenza di una bizzarra coppia di fidanzati. Nel frattempo, un brutale doppio omicidio viene segnalato nei dintorni.
Si sospetta che ci sia una coppia di serial killer in giro...
Thriller piuttosto sottovalutato scritto e diretto da David Twohy, con un cast perfettamente in parte che gigioneggia alla grande (Timothy Olyphant su tutti) e ha il (grande) merito di avermi fregato con il plot twist di fine secondo atto.
Intendiamoci, non è un capolavoro (l'impostazione registica di Twohy lascia più spazio all'azione e al gore, piuttosto che alla tensione), ma è uno di quei film che si possono apprezzare anche alla seconda visione, quando ci si accorge che ogni dialogo, ogni indizio seminato qua e là, si incastra perfettamente con il climax del terzo atto.


VOTO: 7





domenica 26 ottobre 2025

LA BATTAGLIA DI ALAMO - Mini Recensione

Texas, 1836.
Presso una vecchia missione, conosciuta come Alamo, il colonnello Travis e Jim  Bowie sono al comando di un piccolo di soldati e volontari che lottano per l'indipendenza del Texas,  A loro si aggiunge Davy Crockett e alcuni suoi uomini al seguito, giunti da quelle parti in cerca di fortuna. 
Ma l'esercito messicano, guidati dal Generalissimo Santa Anna (nonché dittatore del Messico), non tarda ad arrivare per porre fine alla rivolta.
Sarà un massacro...
E' il 1960 e John Wayne finalmente riesce a trovare i fondi per girare questo kolossal storico che da tempo desiderava dirigere, finendo per interpretare anche il personaggio di David Crockett.
Con lui, il sempre affidabile Richard Widmark nei panni di Jim Bowie e Laurence Harvey in quelli del colonnello Travis (probabilmente Harvey è quello che, tra i tre, assomiglia maggiormente alla controparte realmente esistita, accento british a parte).
Tecnicamente il film è buono e. sorprendentemente, John Wayne dimostra di saperci fare anche dietro la macchina da presa. Si nota anche una certa influenza del maestro John Ford, soprattutto nel ricalcare certi cliché tipici dei western del grande regista di origini irlandesi (il soldato ubriacone, le scene di ballo, i battibecchi e alle scazzottate tra i personaggi).
Spettacolari le scene di massa, grazie anche al formato panoramico delle riprese, ma forse dallo stile troppo western (il film è ambientato nel 1836) e, quindi, leggermente anacronistico.
Se però si cerca la veridicità storica, è meglio lasciar perdere, non tanto nella ricostruzione della battaglia (anche se le inesattezze si sprecano), quanto ai motivi politici che hanno portato al sacrificio dei coloni americani e ribelli texani ad Alamo, in realtà non del tutto nobili ed eroici come Wayne lascia intendere. Per non parlare di come viene trattato l'argomento dello schiavismo, ovvero in modo completamente edulcorato, quasi revisionista (tipo la scena, totalmente inventata, di quando lo schiavo di Bowie, liberato da quest'ultimo poco prima dello scontro finale, decide di rimanere a combattere al fianco del suo ex padrone).
Colonna sonora di Dimitri Tiomkin sempre di grandissimo impatto.

VOTO: 7











venerdì 17 ottobre 2025

FLIGHT RISK - Trappola in alta quota - Mini Recensione

 L'U.S. Marshal Madolyn Harris, appena rientrata in servizio attivo, riesce ad acciuffare il contabile (in fuga) di un boss della mafia presso una sperduta località dell'Alaska. Dopo averlo convinto a testimoniare contro il suo ex-capo, i due salgono su un piccolo aereo per Anchorage, prima del definitivo trasferimento a New York. Ma un sicario ingaggiato dalla mafia, sadico e senza scrupoli, ha in realtà preso il posto del pilota...
Sebbene fin dal trailer si sapesse in anticipo dove si sarebbe andati a parare, questo thriller diretto con mano sicura da un redivivo Mel Gibson non mi ha affatto deluso.
Azzeccati gli interpreti, con un sorprendente (e parecchio imbruttito) Mark Whalberg nei panni di un cattivo come si deve, che si discorsa dal solito cliché di villain sopra le righe che si atteggia a genio del crimine, oltre a un'ottima protagonista, l'attrice di origini inglesi Michelle Dockery.
E chi meglio di Topher Grace poteva interpretare il petulante testimone scomodo da eliminare?
Il film è bello teso, con un pizzico di paranoia, dall'inizio alla fine e Gibson non sbaglia una sola inquadratura.
Musiche efficaci e mai invadenti.
Peccato per un paio di scene in palese CGI all'inizio, ma è poca cosa.
Bello anche il gioco di parole del titolo originale Flight Risk, che si potrebbe tradurre come "a rischio di fuga".
Consigliatissimo.


VOTO: 7.5





sabato 9 agosto 2025

TRAP -Mini Recensione

Cooper, un premuroso padre di famiglia, porta la figlia Riley al concerto della cantante preferita di quest'ultima. Ma Cooper è in realtà il serial killer soprannominato "Il Macellaio" e l'FBI, pur non conoscendo la sua vera identità, ha scoperto che lui sarà presente al concerto ed è decisa a catturarlo...
Non mi ha convinto questo TRAP di M. Night Shyamalan. Eppure il plot di partenza mi sembrava accattivante.  
L'atmosfera da concerto è stata ricreata bene (la cantante è Saleka Shyamalan, la figlia del regista) e la giovane attrice che interpreta la figlia di Cooper è bravissima. Anche Josh Harnett ammetto che mi ha sorpreso. Molto meno la già menzionata Saleka quando si tratta di recitare. 
La regia ha un buon ritmo (cosa quasi anomala per Shyamalan) ma nella prima parte ci sono troppo forzature e facilonerie a livello di scrittura.
Inoltre si fa fatica a tifare per il serial killer. Meglio il terzo atto, dove si percepisce davvero una certa tensione (anche perché non siamo più "costretti" a guardare gli eventi dal punto di vista del cattivo).
Finale "telefonato".
Una storia simile, nelle mani di De Palma (vedasi Omicidio In Diretta) o David Fincher, secondo me avrebbe funzionato decisamente meglio.
Peccato.

VOTO: 6





 


domenica 3 agosto 2025

PANIC ROOM - Recensione

Meg, madre fresca di divorzio dal ricco e fedifrago marito, si trasferisce con la figlia Sarah in un esclusivo edificio dell'Upper West Side New York, nel quale è stata costruita una Panic Room. Ma, proprio la prima notte nella nuova abitazione, un trio di malintenzionati fa irruzione nell'edificio, convinti che sia ancora vuoto.
Meg e sua figlia saranno costrette a rifugiarsi nella Panic Room, non sapendo che i tre uomini stanno cercando qualcosa che è nascosto proprio lì dentro...
Non sono mai stato un grande fan di David Fincher, ma questo è uno di quei film di cui ammetto di essere quasi ossessionato, tanto da volerlo recensire di nuovo.
Girato nell'ormai lontano 2002, Panic Room è un thriller fenomenale, grazie anche alla sceneggiatura di David Koepp e ai personaggi ben caratterizzati, una recitazione impeccabile e attori perfettamente in parte (perfino il giovane e quasi irriconoscibile Jared Leto), tra i quali spicca Forest Whitaker, che a tratti riesce a offuscare persino Jodie Foster.
Notevole la regia di Fincher, capace di mettere in scena un thriller teso e claustrofobico senza una minima sbavatura dall'inizio alla fine, usando anche elaborati (e mai gratuiti) movimenti di macchina in stile Hitchcock, quest'ultimo ampiamente citato anche per l'unica location (come ne La Finestra sul Cortile). Un Fincher meticoloso anche nel più piccolo dettaglio (come evidenziato nel Making Of), mentre ho trovato azzeccata la sua scelta di far indossare il passamontagna per 3/4 del film al personaggio di Raoul.
Validissima anche la fotografia, apprezzabile soprattutto nella recente edizione Blu Ray (la versione 4K, che ancora non posso vedere, mi dicono essere ancora meglio), così come la colonna sonora "vecchia scuola" di Howard Shore. 
Film sottovalutato, sicuramente il mio preferito tra quelli diretti da David Fincher.

VOTO: 8




martedì 8 luglio 2025

CIELO D'OTTOBRE -Mini Recensione-

West Virginia, 1957. Homer, un ragazzino che vive in una povera cittadina mineraria, rimane affascinato dal lancio dello Sputnik. Decide così di provare a costruire lui stesso un razzo, scontrandosi però col padre, capo della locale miniera di carbone...
Piccolo (grande) film che racconta una storia che va dritto al cuore dello spettatore.
Merito anche di un'ottima sceneggiatura, anche se indubbiamente un pubblico non americano potrebbe trovare un po' eccessive le parti in cui sentimentalismo e valori made in USA ne fanno da padroni.
Film che fu un trampolino di lancio (parafrasando la trama del film) per il giovanissimo Jake Gyllenhaal, affiancato dal veterano Chris Cooper (perfetto nel ruolo dello scontroso e pragmatico padre) e Laura Dern.
Buonissima la regia di Joe Johnston (regista molto sottovalutato), sia dal punto di vista tecnico che nella direzione degli attori, che qui dimostra di non essere solo un buon mestierante proveniente dal mondo degli effetti speciali. 
Ottime anche le musiche di Mark Isham.
Da recuperare.

VOTO: 7.5