Primo reboot di Spider Man, con Andrew Garfield nei panni di Peter Parker, Lizard come villain e Emma Stone che interpreta Gwen Stacy, il primo amore di Peter nei fumetti originali.
Gardfield non è affatto male, lo ammetto, ma il confronto con Tobey Maguire purtroppo per lui non regge. Forse rende meglio nelle scene drammatiche, ma quando si tratta di indossare il costume e fare lo spaccone mentre combatte il cattivo di turno, non riesce a essere altrettanto convincente.
Funziona decisamente meglio Emma Stone: la sua Gwen è davvero affascinante, pure troppo hot, considerando che dovrebbe avere diciassette anni, nel film (e non va mica tanto bene...), però oscura completamente la Mary Jane/Kirsten Dunst dei film di Raimi.
Lizard, l'antagonista di turno, non è male: merito soprattutto di Rhys Ifans.
Convincente pure Martin Sheen nel ruolo dello zio Ben e Sally Field in quelli di zia May.
Riguardo la trama, la parte in flash back dei genitori di Peter non mi ha convinto.
La regia di Mark Webb è uguale a qualsiasi altro cinecomic, perché si lascia sovrastare completamente dagli effetti speciali.
Bene le musiche del compianto James Horner.
Insomma, mi aspettavo peggio, ma purtroppo c'è da rapportarsi ai film sull'Uomo Ragno di Sam Raimi e si finisce ovviamente per perdere il match.
VOTO: 6.5
Elucubrazioni, recensioni, curiosità varie sui miei film, registi, romanzi e scrittori preferiti.
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martedì 17 marzo 2020
giovedì 26 settembre 2019
CASSANDRA CROSSING -Mini Recensione-
Ginevra.
Un terrorista svedese in fuga, contagiato da un pericoloso virus da laboratorio, sale su un treno diretto a Stoccolma, iniziando a contagiare i passeggeri. Il treno sarà messo in quarantena e dirottato verso una sperduta località della Polonia, dove dovra affrontare il passaggio del traballante ponte che da il titolo al film...
Visto un'unica volta da bambino, ero curioso di conoscere l'impressione che mi avrebbe fatto 30 anni dopo.
Il plot di partenza non sarebbe male (è tratto da un romanzo) ma fin dalla scena del contagio del terrorista si nota un certo pressapochismo generale: abbiamo un virus pericolosissimo custodito in un normale contenitore di vetro in un laboratorio della Sede mondiale della Sanità a Ginevra (ma perché?) dove un qualsiasi estraneo può accedervi sfondando la porta e scappando poi dalla finestra!
Il cast di star del cinema (alcune già in declino all'epoca) comprende un attempato Burt Lancaster, Richard Harris, un'Ava Gardner invecchiata male (con tanto di toy boy al seguito, ovvero un giovane Martin Sheen) e una Sophia Loren totalmente fuori parte (la sua presenza è indubbiamente dovuta al fatto che il produttore della pellicola era suo marito Carlo Ponti).
Per non parlare di un improbabile O.J.Simpson nei panni di un (falso) prete.
Gli unici a salvarsi sono Harris, Lancaster e in parte Sheen, i quali, almeno, riescono a non rendersi involontariamente ridicoli.
La Gardner invece ammise che girò il film esclusivamente per soldi.
La regia di George P. Cosmatos è dozzinale e spesso approssimativa, salvata parzialmente dal montaggio del bravo Roberto Silvi.
Il risultato pare un'involontaria parodia del genere catastrofico che andava tanto di moda negli anni '70, anche se in realtà incassò piuttosto bene.
Consigliato solo a veri appassionati del genere.
VOTO: 4,5
Un terrorista svedese in fuga, contagiato da un pericoloso virus da laboratorio, sale su un treno diretto a Stoccolma, iniziando a contagiare i passeggeri. Il treno sarà messo in quarantena e dirottato verso una sperduta località della Polonia, dove dovra affrontare il passaggio del traballante ponte che da il titolo al film...
Visto un'unica volta da bambino, ero curioso di conoscere l'impressione che mi avrebbe fatto 30 anni dopo.
Il plot di partenza non sarebbe male (è tratto da un romanzo) ma fin dalla scena del contagio del terrorista si nota un certo pressapochismo generale: abbiamo un virus pericolosissimo custodito in un normale contenitore di vetro in un laboratorio della Sede mondiale della Sanità a Ginevra (ma perché?) dove un qualsiasi estraneo può accedervi sfondando la porta e scappando poi dalla finestra!
Il cast di star del cinema (alcune già in declino all'epoca) comprende un attempato Burt Lancaster, Richard Harris, un'Ava Gardner invecchiata male (con tanto di toy boy al seguito, ovvero un giovane Martin Sheen) e una Sophia Loren totalmente fuori parte (la sua presenza è indubbiamente dovuta al fatto che il produttore della pellicola era suo marito Carlo Ponti).
Per non parlare di un improbabile O.J.Simpson nei panni di un (falso) prete.
Gli unici a salvarsi sono Harris, Lancaster e in parte Sheen, i quali, almeno, riescono a non rendersi involontariamente ridicoli.
La Gardner invece ammise che girò il film esclusivamente per soldi.
La regia di George P. Cosmatos è dozzinale e spesso approssimativa, salvata parzialmente dal montaggio del bravo Roberto Silvi.
Il risultato pare un'involontaria parodia del genere catastrofico che andava tanto di moda negli anni '70, anche se in realtà incassò piuttosto bene.
Consigliato solo a veri appassionati del genere.
VOTO: 4,5
martedì 12 dicembre 2017
COUNTDOWN DIMENSIONE ZERO -Mini Recensione-
Un classico degli anni '70/80 che volevo rivedere da molto, molto tempo.
1980. In navigazione nei pressi delle Hawaii, una portaerei americana si ritrova catapultata indietro nel tempo, ritrovandosi così nella Pearl Harbor del 1941 alla vigilia dell'attacco giapponese...
Questo film non è nemmeno invecchiato più di tanto e la storia, anche se apparentemente ingenua, funziona bene; tralasciando la forzatura del viaggio (e ritorno) nel passato, abbiamo però un bel twist finale che chiude perfettamente il cerchio.
La regia di Don Taylor è da vecchia scuola, ma non è certo un difetto.
Bene gli attori, con Kirk Douglas e Martin Sheen su tutti.
Secondo me, Countdown Dimensione Zero (quasi inspiegabile il titolo italiano), che all'epoca poteva essere considerato un film di serie B, potrebbe tranquillamente eclissare molti blockbusters moderni pieni di grafica digitale.
Da riscoprire.
Da riscoprire.
VOTO: 7,5
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