Elucubrazioni, recensioni, curiosità varie sui miei film, registi, romanzi e scrittori preferiti.
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domenica 7 aprile 2024

RAMBO 2: LA VENDETTA - Mini Recensione-

1985. Dopo gli eventi del primo film, Rambo sta scontando la pena ai lavori forzati, finché gli viene proposto di partecipare a una missione speciale in Vietnam alla ricerca di prigionieri di guerra americani. Ovviamente accetterà, ritrovandosi da solo nella giungla contro un'orda di soldati vietcong e sovietici...
Stallone riveste i panni di Rambo, rimaneggiando (malissimo) una sceneggiatura scritta da James Cameron (da un soggetto di Kevin Jarre) e affidando la regia al mediocre George Pan Cosmatos.
Infatti qui il suo Rambo diventa una macchina da guerra inarrestabile, i traumi psicologici del primo film sono completamente assenti e i cattivi di turno, russi e vietnamiti, sono tutti dei sadici torturatori.
La violenza è gratuita e così esagerata da risultare comica e grottesca. Se nel coevo Commando  questo aspetto poteva funzionare per il tono volutamente sopra le righe di quel film, qui proprio non ci siamo.
E la regia di Cosmatos non aiuta. Alcune scene d'azione sono tecnicamente valide, così come la fotografia, ma quando si tratta di far interagire i personaggi, tutto viene fatto in modo sbrigativo e raffazzonato (vedasi la co-protagonista che viene brutalmente uccisa due secondi dopo aver baciato Rambo!). 
Per non parlare di bazooka ed enormi elicotteri militari sovietici che spuntano fuori dal nulla.
Il brevissimo monologo finale di Rambo, sempre rivolgendosi a Trautman, assume un significato completamento opposto a quanto visto nel primo capitolo.
Di buono rimane solo la colonna sonora di Jerry Goldsmith, che almeno ha l'accortezza di non calcare ulteriormente la mano con temi musicale pomposi ed eccessivamente "militareggianti".

VOTO: 4,5












lunedì 2 dicembre 2019

COBRA -Mini Recensione-

Nel 1986, probabilmente all'apice della carriera, Stallone abbandona il progetto del film che diventerà poi BEVERLY HILLS COP con Eddie Murphy, decidendo di girare COBRA, pellicola piuttosto violenta che qualcuno definirebbe "fascista".
Si porterà dietro anche parecchie scene che inizialmente aveva scritto per la pellicola precedente.
Il plot di COBRA è un tantino semplice (e pure imbarazzante): il nostro eroe, un poliziotto di Los Angeles dai modi risolutivi e violenti, finisce per dover proteggere una modella da un gruppo di fanatici assassini...
Nel rivederlo dopo moltissimo tempo, in lingua originale, non mi è sembrato poi così male.
Nonostante i numerosi tagli dovuti alla censura e la dozzinale produzione della Cannon Films, le scene d'azione sono montate bene. George Pan Cosmatos ci mise solo la faccia e il nome, perché il film lo diresse Stallone stesso (fu proprio lui a consigliare Cosmatos nel ruolo di "finto" regista a Kurt Russell, qualche anno dopo, per TOMBSTONE).
La giovane Brigitte Nielsen (con parrucca) era un bel vedere e il ruolo, per sua fortuna, non richiedeva particolari doti recitative.
la pellicola rimane comunque violenta, non tanto per quello che si vede (censura a parte), ma piuttosto per il modo in cui vengono mostrate le uccisioni: Marion Cobretti, il personaggio interpretato da Stallone, non prova il minimo rimorso nell'eliminare i cattivi.
E Sly si prende terribilmente sul serio.
Tirando le somme, il film si lascia guardare, se non si pensa troppo al contenuto.

VOTO: 5,5





giovedì 26 settembre 2019

CASSANDRA CROSSING -Mini Recensione-

Ginevra.
Un terrorista svedese in fuga, contagiato da un pericoloso virus da laboratorio, sale su un treno diretto a Stoccolma, iniziando a contagiare i passeggeri. Il treno sarà messo in quarantena e dirottato verso una sperduta località della Polonia, dove dovra affrontare il passaggio del traballante ponte che da il titolo al film...

Visto un'unica volta da bambino, ero curioso di conoscere l'impressione che mi avrebbe fatto 30 anni dopo.
Il plot di partenza non sarebbe male (è tratto da un romanzo) ma fin dalla scena del contagio del terrorista si nota un certo pressapochismo generale: abbiamo un virus pericolosissimo custodito in un normale contenitore di vetro in un laboratorio della Sede mondiale della Sanità a Ginevra (ma perché?) dove un qualsiasi estraneo può accedervi sfondando la porta e scappando poi dalla finestra!
Il cast di star del cinema (alcune già in declino all'epoca) comprende un attempato Burt Lancaster, Richard Harris, un'Ava Gardner invecchiata male (con tanto di toy boy al seguito, ovvero un giovane Martin Sheen) e una Sophia Loren totalmente fuori parte (la sua presenza è indubbiamente dovuta al fatto che il produttore della pellicola era suo marito Carlo Ponti).
Per non parlare di un improbabile O.J.Simpson nei panni di un (falso) prete.
Gli unici a salvarsi sono Harris, Lancaster e in parte Sheen, i quali, almeno, riescono a non rendersi involontariamente ridicoli.
La Gardner invece ammise che girò il film esclusivamente per soldi.
La regia di George P. Cosmatos è dozzinale e spesso approssimativa, salvata parzialmente dal montaggio del bravo Roberto Silvi.
Il risultato pare un'involontaria parodia del genere catastrofico che andava tanto di moda negli anni '70, anche se in realtà incassò piuttosto bene.

Consigliato solo a veri appassionati del genere.

VOTO: 4,5