Elucubrazioni, recensioni, curiosità varie sui miei film, registi, romanzi e scrittori preferiti.
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martedì 21 luglio 2020

MIRACLE -Mini Recensione-

1979. Herb Brooks, allenatore universitario di hockey su ghiaccio, viene incaricato di formare la nazionale olimpica di giovani studenti che dovrà tentare di battere, nelle imminenti olimpiadi invernali del 1980,  l'invincibile squadra sovietica campione in carica...
L'Hockey su ghiaccio è un sport ostico per noi italiani, ma il film riesce a essere comunque avvincente. Certo, il solito ridondante patriottismo americano è sempre presente, ma la vicenda sportiva riesce per fortuna a metterlo in secondo piano per gran parte del film; infatti il coach Brooks aspira a battere i sovietici perché sono i più forti a livello sportivo, non tanto perché sono comunisti (è questo è un pregio).
Grandissima prova d'attore di Kurt Russell, scandalosamente ignorato dall'Academy Award.
Bravi tutti i giovani attori che compongono il team olimpico mentre il caratterista Noah Emmerich è sempre una garanzia.
Bene anche la regia di Gavin O'Connor, ben supportata dalla musica di Mark Isham (abbastanza epica, ma senza mai strafare).
Consigliato.

VOTO: 7,5



domenica 23 febbraio 2020

OVERLORD -Mini Recensione-

Normandia, 1944.
A poche ore dallo sbarco, un gruppo di paracadutisti americani si lancia oltre le linee nemiche per compiere un'azione di sabotaggio per agevolare l'invasione alleata. Ma nei pressi di un piccolo villaggio francese si imbatterà nell'orrore...
Parto subito mettendo in chiaro una cosa: va bene il politicamente corretto, ma non mi puoi inserire due paracadutisti di colore (uno addirittura è il sergente in comando) tra i paracadutisti americani nel 1944, perché è storicamente inesatto. Ed è giusto rimarcalo, perché altrimenti si rischia di dimenticare di come erano trattati i soldati americani di colore all'epoca.
Ma partiamo con la recensione.
Il plot è abbastanza intrigante, seppur non molto originale, e la prima parte del film è coinvolgente, con il ritmo giusto e i personaggi azzeccati, seppur piuttosto stereotipati: oltre al silenzioso ma deciso caporale in comando,  c'è il paracadutista brontolone e chiacchierone con un marcato accento Brooklyn (in lingua originale), per non parlare dell'odiatissimo e sadico ufficiale nazista.
Il cast  comunque se la cava bene, con Wyatt Russell (sì, il figlio di Kurt) una spanna sopra gli altri, probabilmente solo per il fatto che in molte scene pare una copia giovane e bionda del padre.
I problemi del film arrivano quando l'orrore comincia a fare capolino, perché spesso si sconfina con il trash (penso involontario) mandando a quel paese tensione e brividi. Inoltre alcuni riferimenti al videogioco Wolfenstein 3D sono evidenti, e non è un bel segno, a mio modo di vedere.
La regia di Julius Avery ha ottimi spunti in alcune scene, ma nel complesso è discontinua.
Musica nella norma (con una vaga citazione a Carpenter).
Alla fine il film si lascia vedere ma, a costo di risultare ripetitivo, sembra l'ennesima occasione sprecata.


VOTO: 6



lunedì 14 gennaio 2019

DECISIONE CRITICA -Mini Recensione-

Ricordo di aver visto quest action movie del 1996 su una VHS a noleggio, all'epoca.
Poco tempo dopo, mi capitò di leggerne una recensione su un noto settimanale di cinema e TV nella quale, oltre che stroncare totalmente il film, si riteneva ridicola la motivazione suicida del capo dei terroristi...
Mi tornò subito in mente quando appresi dei fatti dell'11 settembre del 2001.
E chissà se quel giorno anche il recensore (di cui non ricordo il nome) avrà avuto i brividi dietro la schiena come li ho avuti io ripensando a quanto aveva scritto anni prima.
Ma torniamo al film.
Dei terroristi prendono possesso di un Boeing 747, con tanto di pericolosissimo ordigno che potrebbe causare milioni di morti sul suolo americano.
Ma una squadra di militari USA, assieme a ingegnere e un analista, riesce a salire a bordo di nascosto grazie a un velivolo sperimentale per tentare di risolvere la situazione...

Riscoprendo questa pellicola (come al solito) dopo parecchi anni, mi è sembrata decisamente migliore di quello che ricordavo.
La regia dei Stuart Baird risulta un po' piattina (Baird ha iniziato come montatore), così come la fotografia, mentre le musiche di uno svogliato Jerry Goldsmith non mi hanno convinto del tutto.
Per non parlare della (ridicola) grafica a 16 bit della tecnologia computerizzata di quegli anni.
Ma ci sono dei momenti di tensione ben azzeccati.
La sceneggiatura è dei fratelli Thomas (quelli di Predator) e secondo me non è affatto male, se si accettano i classici cliché dei film di questo tipo.
Ottimo Kurt Russell, che risulta perfetto nel ruolo del civile che si trova a dover risolvere una situazione più grande di lui assieme a dei militari che rimangono a loro volta senza il proprio leader.
Non male anche John Leguizamo, Oliver Platt, Joe Morton e Halle Barry.
La critica, invece, massacrò la perfomance di Steven Seagal.
Bene anche la caratterizzazione del villain di turno da parte di David Suchet.
C'è anche l'immancabile finale alla "Airport" che chiude, comunque, perfettamente la storia.
A conti fatti, lo reputo decisamente migliore di Air Force One, uscito l'anno dopo.

VOTO: 7-





domenica 23 dicembre 2018

LA BOCCA DELL'INFERNO

Nuova recensione letteraria.
Questa volta parlerò di questo romanzo storico d'avventura dai toni horror e con un pizzico di spionaggio, scritto a quattro mani da Bill Schutt e J.R. Finch.




Il romanzo inizia con un prologo ambientato sul fronte russo della WW2 nel febbraio del 1944, dove misteriosi contenitori paracadutati dal cielo fanno strage di soldati russi rilasciando una sostanza letale e conosciuta.
Con un salto temporale all'indietro, ci troviamo poi qualche tempo prima dei fatti del prologo, con il protagonista del romanzo, il capitano americano R.J. MacCready, nonché pilota e zoologo, che viene mandato nel bel mezzo della foresta amazzonica a indagare sull'avvistamento di un sommergibile giapponese arenatosi lungo uno dei corsi d'acqua della regione e sulla conseguente scomparsa di una squadra di ranger dell'esercito di cui non si hanno più notizie.
Lo ammetto: il plot mi pareva molto intrigante, almeno per i miei gusti letterari, tanto che avrei voluto avere io un'idea simile per un mio romanzo.
Il libro parte bene ma appena entra in scena il protagonista, iniziano le prima pecche.
Nome che richiama palesemente il personaggio interpretato da Kurt Russell ne film La cosa di John Carpenter a parte (omaggio che feci anche io in uno dei miei romanzi), è la caratterizzazione del protagonista lascia a desiderare: è un gran pilota, infallibile tiratore, soldato pieno di risorse ed è pure uno scienziato (qualche altra dote alla James Bond, già che ci siamo, no?).
E anche il suo passato, che vorrebbe fare di lui un uomo in preda ad alcuni rimorsi, non incide, oltre che risultare poco originale.
I cattivi sono ovviamente i nazisti (con i giapponesi) e anche qui la caratterizzazione risulta molto scontata.
Lo stile di scrittura non è male, il libro scorre abbastanza bene; personalmente, però, non sopporto quando il narratore racconta gli eventi dal punto di vista delle "creature" che infestano quella particolare zona amazzonica (di più non dico, anche perché ho già svelato troppo).
Davvero: odio questa tecnica narrativa, perché la trovo ben poco realistica e coinvolgente.
La trama è molto altalenante; gli elementi horror secondo me non funzionano del tutto, mentre invece ho apprezzato le parti che citano i veri fatti storici e scientifici del secondo conflitto mondiale.
Ritroviamo un paio di personaggi realmente esistiti, come la famosa aviatrice Hanna Reitsch, una delle pochissime donne pilota naziste che si fecero notare da Hitler in persona nel secondo conflitto mondiale. E forse è questo il personaggio più azzeccato, in verità.
Il romanzo, comunque, si lascia leggere piacevolmente. L'ho divorato in poco tempo ma, come ormai è ben chiaro, ha deluso parecchio le mie aspettative.
Non posso fare a meno di pensare a cosa avrebbero potuto tirar fuori gente come Michael Crichton o Clive Cussler con un plot potenzialmente intrigante come quello creato dal duo Schutt & Finch.

Lo consiglio solo ad appassionati del genere, senza però aspettarsi chissà quale capolavoro.





lunedì 29 gennaio 2018

GUARDIANI DELLA GALASSIA VOL II -Mini Recensione-

Premetto subito che anche il primo capitolo non mi ha particolarmente impressionato, tanto che mi ricordo ben poco di quel film.
Ma parliamo di codesto sequel...
Se il film parte subito a razzo, la storia finisce subito per arenarsi su quella specie di pianeta artificiale.
Kurt Russell fa il suo  bell'ingresso da "smargiasso" per poi diventare pian piano sempre più prolisso e insopportabile. Credo sia il suo peggior ruolo degli ultimi anni.
Stallone mi è sembrato pure peggio, ed è apparso sullo schermo solamente per una manciata di minuti; non oso immaginarlo in un ruolo ben più determinante nel terzo capitolo (o forse sì, purtroppo).
Il resto del cast funziona, lo ammetto,  da Chris Pratt a Zoe Saldana, passando per il wrestler Bautista, il quale se l'è cavata piuttosto bene. Michael Rooker però mi è parso una spanna sopra gli altri.
Anche i personaggi "virtuali" del procione (Rocket) e del piccolo vegetale (Groot) sono realizzati bene.
Regia di James Gunn non pervenuta: più che un film pare un videogame. Idee da regista "vero" non ricordo di averne notate.
Climax del terzo atto insopportabilmente lungo, come nel più classico cinefumettone di questi tempi: tutto pare andare in malora, scena dopo scena, secondo dopo secondo... e il peggio pare non arrivare mai!
Anche la colonna sonora infarcita di canzoni retrò, una delle cose piacevoli che ricordo del primo capitolo, qui mi ha davvero sfiancato.
Insomma, una sarabanda di effetti speciali digitali che ha ben poco di cinematografico.
Non mi ha nemmeno divertito.


VOTO: 5