Elucubrazioni, recensioni, curiosità varie sui miei film, registi, romanzi e scrittori preferiti.
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domenica 14 aprile 2024

IL PIANETA DELLE SCIMMIE (1968) - Mini Recensione -

Una navicella spaziale precipita in un pianeta sconosciuto dopo un viaggio di centinaia di anni. 
I tre astronauti sopravvissuti, provenienti dal 20° secolo, si ritrovano in un mondo apparentemente desolato, salvo poi scoprire che in realtà è abitato da delle scimmie umanoidi e senzienti...
Un classico della fantascienza, tratto da un famoso romanzo di Pierre Boulle, magistralmente diretto da Franklin J. Schaffner con uno dei plot twist più famosi della storia del cinema (non a caso uno degli sceneggiatori è Rod Serling).
L'atmosfera di spaesamento, disagio e allo stesso tempo di familiarità all'inizio del film funziona alla grande anche dopo l'ennesima visione. Merito della prodigiosa regia di Schaffner ma anche della colonna sonora in stile "d'avanguardia" di Jerry Goldsmith.
Un perfetto Charlton Heston nel suo ruolo più famoso dopo quelli dei film biblici degli anni '50.
Trucco prostetico che ha fatto scuola e per nulla invecchiato.
Certo, al giorno d'oggi la storia appare a tratti ingenua (il colpo di scena finale oggi non funzionerebbe per tutta una seria di motivi) ma il film rimane un capolavoro.


VOTO: 8 





 

lunedì 5 aprile 2021

BEN-HUR (1959) -Recensione-

 Il principe giudeo Ben-Hur, che vive a Betlemme ai tempi di Gesù, viene ingiustamente fatto arrestare da Messala, suo ex-amico d'infanzia, ora tribuno romano e fatto diventare uno schiavo rematore su una galea romana. 
Ma Ben-Hur riuscirà a ottenere di nuovo la libertà e ritornare in terra natia in cerca di vendetta e riscatto, proprio mentre Gesù sta per essere imprigionato e crocifisso dai romani...
Tratto dal romanzo di Lee Wallace, un altro classico kolossal che non può mancare nella programmazione televisiva delle feste pasquali.
Charlton Heston, tre anni dopo il successo de I DIECI COMANDAMENTI, torna come protagonista in un altro kolossal biblico di tre ore e mezza; qui è anche leggermente più credibile rispetto al Mosè del film precedente, ma al giorno d'oggi nessuno affiderebbe una parte così impegnativa a un attore dalla prestanza fisica come la sua. Ve lo immaginereste un giovane Schwarzenegger in un ruolo simile?
Ecco, appunto...
C'è da dire che Heston sapeva recitare molto meglio di Schwarzy ma l'Oscar per questa interpretazione l'ho trovo un tantino esagerato. Fu ben supportato da un ottimo cast, l'inglese Jack Hawkins in primis, ma anche dall'"odioso" Stephen Boyd, rancoroso e vendicativo Messala.
La recitazione è quella tipica di quegli anni, con un'impostazione quasi teatrale, molto sopra le righe e a tratti quasi caricaturale, vedasi Hugh Griffith nei panni dello sceicco Ilderim (che comunque gli fece ottenere l'Oscar di miglior attore non protagonista), che oggi farebbe indignare i fan del politicamente corretto.
La regia di William Wyler risulta meno sontuosa di quella di Cecil B. De Mille ma, a modo suo, egualmente efficace. Merito anche dei mastodontici set e delle grandiose scene di massa con centinaia di comparse. La famosa corsa delle quadrighe risulta sempre spettacolare e i maligni sostengono che non sia tutto merito di Wyler ma, invece, dei vari operatori della seconda unità (tra i quali un giovane Sergio Leone, a quanto pare). Ottima però la scelta registica di non inquadrare mai il viso di Gesù.
Gli effetti speciali ottici, tutto "mascherini" (Matte Painting) e Blue Screen (anche se la tecnica di quei tempi era differente da quella moderna) probabilmente sono inferiori a quelli visti ne I DIECI COMANDAMENTI. L'eccessiva durata della pellicola non mi ha per nulla intimorito e non ci si annoia mai (a differenza di certi moderni cinecomic pieni di effettacci digitali).
La musica di Miklòs Ròzsla l'ho trovata un po' troppo pomposa per i miei gusti, ma negli anni '50 era lo standard, assieme alla fotografia satura di colori delle pellicole di quei tempi. Quel tipo di cinema era comunque ancora una forma d'arte, a differenza dei moderni blockbuster.
Film così, purtroppo, non se ne fanno più e non è un caso che il remake del 2016 sia stato un flop al botteghino.

VOTO: 8






sabato 28 settembre 2019

I DIECI COMANDAMENTI (1956) -Recensione-

Ecco un altro di quei film che ricordo di aver visto per la prima volta assieme a mio padre (il quale  disse, più o meno: "eh, questo film avrà almeno 30 anni!") ai tempi delle elementari. Credo sia anche il film che mi ha fatto conoscere Charlton Heston.
La storia biblica di Mosè, salvato dalle acque quando era in fasce e diventato poi principe d'Egitto, una volta scoperte le sue vere origine ebree, riuscirà a liberare dalla schiavitù il popolo di Israele per condurlo alla terra promessa...
Sulla carta Heston non doveva certo sembrare l'attore più adatto a interpretare Mosè, ma rivedendo la pellicola per intero, dopo molti anni, in HD e in lingua originale, devo ammettere che mi ha sorpreso.
Pensavo, inoltre, di trovarmi di fronte a un film prolisso e pesante (dura circa 3 ore mezza), invece sono riuscito a guardarlo per intero senza annoiarmi. L'ho trovato veramente spettacolare, nonostante abbia più di 60 anni e la scena della separazione delle acque del mar rosso, in alta definizione, fa ancora la sua porca figura, considerando le artigianali tecniche degli effetti speciali visivi dell'epoca.
C'è da dire che sebbene fossi un bambino, intuii subito come avessero fatto a girarla. In effetti credo che I DIECI COMANDAMENTI sia stato il primo film che mi fece appassionare agli effetti speciali.
Cecil B. DeMille è stato definito da qualcuno come il James Cameron della sua epoca e secondo me tale definizione non è poi lontana dalla realtà, dato che aveva l'abitudine di usare un grande dispiego di mezzi e risorse, altre al fatto di essere sempre stato un despota sul set.
Il suo stile badava più all'aspetto tecnico/visivo piuttosto che alla direzione vera e propria degli attori e qui pare non sbagliare una sola inquadratura.
Tornando al cast, come detto Charlton Heston (col senno di poi) sembra perfetto in ruoli epici (si ripeterà tre anni dopo con Ben Hur) e l'unica scena in cui appare un po' ridicolo e quella finale, con un lungo barbone e parrucca posticci.
Yul Brynner riesce a tenergli testa per tutto il film se si tralascia il suo strano accento (in lingua originale) che tradisce le sue origini russe. Poi c'è il grande Edward G. Robinson, una garanzia per le pellicole di quegli anni.
Riguardo al cast femminile, Anne Baxter è una spanna sopra tutte le altre.
C'è da dire che in quegli anni c'era un altro approccio alla recitazione, gli attori tendevano tutti al cosiddetto "overacting" e parlavano un inglese piuttosto neutro, senza accento  (o quasi). Non sono sicuro che la versione doppiata in italiano risulti però altrettanto efficace, pur avendo a che fare con dei mostri sacri come Emilio Cigoli e Nando Gazzolo.
Così come la messa in scena, l'aspetto tecnico e la regia: era tutta un'altra scuola rispetto al cinema moderno, eppure questo tipo di opere cinematografiche continuano ad affascinarmi.
E poi ci sono le magnifiche musiche dall'atmosfera epica di Elmer Bernstein.
Per concludere questa lunga (per una volta) recensione, posso solo sottolineare che per me questo film è uno spettacolare capolavoro, nonostante De Mille non avesse una grande considerazione quando era in vita.
Credo però che praticamente tutti i registi dei costosissimi blockbuster moderni non sarebbero mai esistiti senza Cecil B. DeMille e questo suo maestoso kolossal biblico.

VOTO: 8,5