Elucubrazioni, recensioni, curiosità varie sui miei film, registi, romanzi e scrittori preferiti.
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lunedì 13 dicembre 2021

QUEL POMERIGGIO DI UN GIORNO DA CANI -Mini Recensione-

Brooklyn, 1972.
Tre tipi entrano in una piccola banca con l'intenzione di rapinarla ma il  goffo piano da John Wojtowicz, i leader dei rapinatori, inizia subito ad andare a rotoli...

Film tratto da una storia vera, non eccessivamente romanzata, che per motivi inspiegabili non ero ancora riuscito a vedere.
L'interpretazione di un giovane Al Pacino è fenomenale, nemmeno troppo sopra le righe, eppure incredibilmente efficace (consiglio la versione originale, se masticate abbastanza bene l'inglese e avete un buon orecchio per l'accento di Brooklyn).
Ottimi anche tutti i comprimari, con un inquietante e taciturno John Cazale, nel quale fa un'apparizione anche un giovanissimo Lance Henriksen.
Sidney Lumet era un maestro nel girare film ambientati quasi completamente in un unico spazio chiuso e sapeva dirigere benissimo gli attori. Lo stile qui è a tratti quasi documentaristico, con una fotografia molto realistica, tipica degli anni '70. 
Mi ha sorpreso, invece, il modo in cui è stata rappresentata l'omosessualità del protagonista: se all'inizio si rimane piuttosto sorpresi nello scoprirlo (grazie a un magistrale trucco di montaggio), il fatto che sia gay o meno non cambia il giudizio che lo spettatore si fa del personaggio. Una cosa incredibile se pensiamo ai tempi in cui il film è stato girato.
Che dire di più?
Un altro capolavoro della storia del cinema che finalmente ho recuperato.


VOTO: 8





domenica 18 agosto 2019

NELLA TANA DEI LUPI -Mini Recensione-

Ennesimo Heist Movie americano che strizza l'occhio a HEAT- La sfida di Michael Mann.
Il problema è che Gerard Butler non è Al Pacino e Pablo Schreiber non è Robert De Niro, tanto per cominciare. L'eccessivo "machismo" che pervade l'intera pellicola (i protagonisti sono tutti grandi, grossi e muscolosi) non aiuta e aggiungiamoci pure che  un paio di loro sono dei rapper che si atteggiano ad attori...
Alcuni passaggi di sceneggiatura non sarebbero nemmeno male (altri sono inutili) ma la regia di Christian Gudegast non vale un decimo di quella di Mann, e infatti sbaglia quasi tutto: il ritmo, l'uso della camera a mano, la musica, i silenzi.
Le storie personali dei personaggi sono solo abbozzate e la durata del film risulta eccessiva.
Uno dei pochi meriti del film è che lo spettatore si ritrova a tifare per i rapinatori anziché per gli sbirri.
Non per ripetermi, ma anche qui siamo in presenza di un'occasione sprecata.

VOTO: 5