Ci sono state molte icone western nella lunga storia del cinema ma nessuna, secondo me, pareva davvero credibile nel ruolo di un "gunslinger", o "pistolero", come lui.
Non sto parlando di John Wayne, né di Gary Cooper, neppure di Clint Eastwood... sto parlando di Glenn Ford.
Basta vederlo in questo film per notare quanto si sentisse a suo agio con un revolver in mano.
Il film è un piccolo gioiellino in B/N, con la tipica storia dei western di quel decennio (il film è del 1956): il protagonista che si fa scrupoli ad usare la propria pistola, vorrebbe cambiare vita, ma alla fine la legge del West lo costringerà ad usarla per regolare i conti con i cattivi una volta per tutte.
Ne avevo un ricordo molto vago fin da quando ero piccolo; mi ci sono voluti anni per capire quale era quel western di cui ricordavo (male) solo la parte in cui il ragazzino racconta al cattivo di turno che, in città, esisteva un pistolero più veloce e bravo di lui...
Rivedendolo, mi sono accorto di averne citato il finale nel mio corto western che girai quasi 3 anni fa; l'avevo quasi rimosso.
Onore a Glenn Ford ed a questo piccolo grande film da recuperare.
Elucubrazioni, recensioni, curiosità varie sui miei film, registi, romanzi e scrittori preferiti.
martedì 25 aprile 2017
lunedì 24 aprile 2017
24 ORE -Mini recensione-
Credo di essere uno dei pochi a cui piace questo film.
Una coppia di criminali, aiutata dal cugino con problemi mentali di lui, si presenta a casa di un noto dottore e gli rapiscono la figlia. Dottore e moglie hanno 24 ore per pagare il riscatto, altrimenti...
Personalmente adoro Kevin Bacon (in lingua originale) quando fa il matto, la Theron è bella e brava e perfino Courtney Love pare (quasi) saper recitare.
La tensione c'è, la regia non è male, c'è anche qualche bella scena d'azione e il plot, tratto da un romanzo, mi pare anche abbastanza originale.
Eppure è un film bistrattato da critica e pubblico.
Una coppia di criminali, aiutata dal cugino con problemi mentali di lui, si presenta a casa di un noto dottore e gli rapiscono la figlia. Dottore e moglie hanno 24 ore per pagare il riscatto, altrimenti...
Personalmente adoro Kevin Bacon (in lingua originale) quando fa il matto, la Theron è bella e brava e perfino Courtney Love pare (quasi) saper recitare.
La tensione c'è, la regia non è male, c'è anche qualche bella scena d'azione e il plot, tratto da un romanzo, mi pare anche abbastanza originale.
Eppure è un film bistrattato da critica e pubblico.
sabato 22 aprile 2017
STAR TREK II-L'ira di Khan -Mini recensione-
Breve recensione del secondo capitolo della saga cinematografica di Kirk & company: rivisto da poco, l'ho trovato decisamente migliore del primo film che, seppur ben fatto, rimane un "tantino" statico, lento e sfiancante.
Qui invece ritroviamo azione, battaglie spaziali e sfide d'astuzia tra cattivi e buoni, anche se si nota che il budget a disposizione fu molto inferiore rispetto al precedessore.
La regia di Meyer è buona, con un James Horner che fa le prove generali per colonna sonora di Aliens che comporrà 4 anni dopo, tanto che da un momento all'altro mi aspettavo che qualche alieno venisse fuori da qualche "fottuta" parete.
Veniamo al cast; comprimari sempre sul pezzo come Leonard Nimoy e De Forrest Kelley a parte (il dottor McCoy è il personaggio che preferisco nell'intero mondo di Star Trek), troviamo qui una grande sfida tra due maestri dell'"overacting", ovvero William Shatner VS Ricardo Montalban, che però spesso straborda nel comico involontario.
Ma alla fine rimane uno dei film più riusciti della saga di Star Trek.
MINE -Mini recensione-
"Conoscevo" i 2 registi, Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, fin dai tempi di un loro corto di fantascienza di qualche anno fa, quindi ero curioso di guardare questo loro lungometraggio. Prima di tutto non pare una pellicola italiana, anche se i registi e una parte della produzione lo sono, e personalmente la cosa mi garba parecchio. Lo stile, quindi, è quello d'oltreoceano, grazie anche ad attori di un certo spessore (il protagonista è quello di The Lone Ranger con Johnny Depp) e alla regia molto buona.
Ci sono però dei difetti, a partire da alcuni dialoghi che sembrano buttati lì un po' troppo sbrigativamente (tante informazioni messe in frasi che risultano poco vere), qualche virtuosismo di montaggio di troppo (ad un certo punto si fa fatica a capire cosa è reale, cosa è un ricordo, cosa è una visione), un paio di incongruenze (caricatori vuoti che ritornano pieni di proiettili) e il finale che, sinceramente, mi ha un pelino sfiancato tanto era tirato per le lunghe, anche per colpa dell'eccessivo uso del rallenty.
Ma comunque mi è piaciuto, è ben girato e recitato e non annoia, nonostante la storia sia per 3/4 di film molto "statica".Ci sono però dei difetti, a partire da alcuni dialoghi che sembrano buttati lì un po' troppo sbrigativamente (tante informazioni messe in frasi che risultano poco vere), qualche virtuosismo di montaggio di troppo (ad un certo punto si fa fatica a capire cosa è reale, cosa è un ricordo, cosa è una visione), un paio di incongruenze (caricatori vuoti che ritornano pieni di proiettili) e il finale che, sinceramente, mi ha un pelino sfiancato tanto era tirato per le lunghe, anche per colpa dell'eccessivo uso del rallenty.Ma comunque mi è piaciuto, è ben girato e recitato e non annoia, nonostante la storia sia per 3/4 di film molto "statica".
Voto: 7
CODICE 999 -Mini Recensione-
Salve, ben ritrovati.
Inizia oggi un nuovo appuntamento con delle MINI RECENSIONI cinematografiche di film che ho apprezzato (e non).
Partiamo subito...
Ecco un interessantissimo thriller noir, ben diretto e interpretato.
Ci troviamo ad Atlanta, Georgia. Si parte subito con una rapina in stile Michael Mann, al termine della quale scopriamo che abbiamo a che fare con una banda composta da alcuni "Bad cops". Poi il film prende una piega più sporca e realistica, e non è un male. Si nota per tutto il film anche un certo stile registico autoriale, mai banale, cosa rara nelle pellicole moderne.
Altro punto a favore.
Insomma, non un thriller noir perfetto, ma che consiglio di recuperare.
Voto finale: 7
Inizia oggi un nuovo appuntamento con delle MINI RECENSIONI cinematografiche di film che ho apprezzato (e non).
Partiamo subito...
Ecco un interessantissimo thriller noir, ben diretto e interpretato.
Ci troviamo ad Atlanta, Georgia. Si parte subito con una rapina in stile Michael Mann, al termine della quale scopriamo che abbiamo a che fare con una banda composta da alcuni "Bad cops". Poi il film prende una piega più sporca e realistica, e non è un male. Si nota per tutto il film anche un certo stile registico autoriale, mai banale, cosa rara nelle pellicole moderne.
Altro punto a favore.
Casey Affleck, il più dotato dei fratelli (almeno riguardo la recitazione) non delude mai, Woody Harrelson gigioneggia efficacemente come al solito e Kate Winslet in versione "kick ass bitch" funziona alla grande; è lei, infatti, il boss del locale gruppo di mafiosi russi che tiene in scacco gli sbirri corrotti. L'unica (grossolana) pecca sta nel fatto che, per una buona parte del film, ho fatto confusione tra i due attori di colore, ovvero Chiwetel Ejiofor e Anthony Mackie: qui sono troppo somiglianti, anche come look! C'è da dire che ho visto il film in lingua originale e il tipico slang da "nigger" dei due non mi ha aiutato, ma ad un certo punto ho davvero pensato che fossero lo stesso personaggio. E dato che non sono certo uno sprovveduto nel riconoscere gli attori sullo schermo, credo che questa sia un grosso errore di scelta del regista John Hillcoat, del quale avevo anche apprezzato il precedente Lawless.
Insomma, non un thriller noir perfetto, ma che consiglio di recuperare.
Voto finale: 7
giovedì 24 novembre 2016
IL GIARDINO DELLE BELVE
Jeffery Deaver è uno dei miei scrittori preferiti.
Oggi vorrei recensire uno dei suoi romanzi, IL GIARDINO DELLE BELVE, che desideravo leggere da tempo.
La storia è quella di Paul Schumann, killer di professione negli USA ma di origine tedesca al quale, una volta caduto in una trappola da parte dell'FBI, viene fatta l'offerta di recarsi in Germania durante le olimpiadi del 1936 con lo scopo di eliminare, per conto del governo americano, un uomo chiave dello staff di Adolf Hitler.
Schumann ovviamente accetta, ma una volta sbarcato sul suolo tedesco iniziano le difficoltà; il regime nazista è molto peggio di quello che immaginava, tanto che perfino uno spietato killer a pagamento come lui comincia davvero a sentirsi a disagio.
Contemporaneamente, il detective Willy Khol della polizia criminale tedesca, si mette sulle sue tracce dopo che Schumann inizia a lasciare dietro di sé qualche cadavere di troppo.
Deaver descrive in modo minuzioso la realtà della dittatura nazista del tempo, che mi è parsa davvero più dura di quello che immaginavo. Io stesso ho scritto un romanzo ambientato in un contesto simile, -la Germania nazista di quegli anni- e devo ammettere che non ho calcato la mano allo stesso modo.
Lo stile della scrittura è comunque quello tipico di Deaver e i suoi fan non ne rimarranno delusi. Ovviamente per il tipo di storia ci sono molto meno analisi "scientifiche" rispetto alle tipiche indagini di Lincoln Rhyme e forse in certe parti è leggermente troppo prolisso; inoltre il colpo di scena finale, che in un classico romanzo di Deaver dovrebbe ribaltare quasi completamente le carte in tavola, qui funziona meno rispetto ad altri suoi lavori.
Ma quello che conta qui è la storia, e anche il personaggio di Schumann che dovrebbe essere, almeno sulla carta, il villain del romanzo..
Consigliato a tutti quelli che amano un buon thriller storico, con buoni colpi di scena (anche se Deaver qui delude un po', come detto) e, soprattutto, molto avvincente.
Oggi vorrei recensire uno dei suoi romanzi, IL GIARDINO DELLE BELVE, che desideravo leggere da tempo.
La storia è quella di Paul Schumann, killer di professione negli USA ma di origine tedesca al quale, una volta caduto in una trappola da parte dell'FBI, viene fatta l'offerta di recarsi in Germania durante le olimpiadi del 1936 con lo scopo di eliminare, per conto del governo americano, un uomo chiave dello staff di Adolf Hitler.
Schumann ovviamente accetta, ma una volta sbarcato sul suolo tedesco iniziano le difficoltà; il regime nazista è molto peggio di quello che immaginava, tanto che perfino uno spietato killer a pagamento come lui comincia davvero a sentirsi a disagio.
Contemporaneamente, il detective Willy Khol della polizia criminale tedesca, si mette sulle sue tracce dopo che Schumann inizia a lasciare dietro di sé qualche cadavere di troppo.
Deaver descrive in modo minuzioso la realtà della dittatura nazista del tempo, che mi è parsa davvero più dura di quello che immaginavo. Io stesso ho scritto un romanzo ambientato in un contesto simile, -la Germania nazista di quegli anni- e devo ammettere che non ho calcato la mano allo stesso modo.
Lo stile della scrittura è comunque quello tipico di Deaver e i suoi fan non ne rimarranno delusi. Ovviamente per il tipo di storia ci sono molto meno analisi "scientifiche" rispetto alle tipiche indagini di Lincoln Rhyme e forse in certe parti è leggermente troppo prolisso; inoltre il colpo di scena finale, che in un classico romanzo di Deaver dovrebbe ribaltare quasi completamente le carte in tavola, qui funziona meno rispetto ad altri suoi lavori.
Ma quello che conta qui è la storia, e anche il personaggio di Schumann che dovrebbe essere, almeno sulla carta, il villain del romanzo..
Consigliato a tutti quelli che amano un buon thriller storico, con buoni colpi di scena (anche se Deaver qui delude un po', come detto) e, soprattutto, molto avvincente.
mercoledì 14 settembre 2016
Il medievalista: L'avventura non viene a cercarti...
Il medievalista: L'avventura non viene a cercarti...: Bisogna montare a cavallo, dare di sprone e partire. Con questa consapevolezza ho rotto gli indugi e ho deciso di creare un luogo dove ...
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