Elucubrazioni, recensioni, curiosità varie sui miei film, registi, romanzi e scrittori preferiti.

martedì 22 maggio 2018

GRAN TORINO (Mini Recensione)

Finalmente ho rimediato a questa mia grave mancanza: ho visto GRAN TORINO di (e con) Clint Eastwood.
Un vecchio burbero vedovo, anche piuttosto razzista, inizia a stringere amicizia con un giovanissimo vicino di casa di origine asiatica che ha provato a rubargli la sua preziosa auto, una Ford Gran Torino che teneva in garage.
Ma una gang locale proverà a mettersi contro di lui e la famiglia del suo giovane amico...

Credo di averlo già scritto, ma penso davvero che Clint Eastwood possa essere considerato il più grande regista vivente.
C'è poco da dire, di questo film, se non che è si tratta di un grandissimo capolavoro.
La storia è semplice, lineare, magari anche scontata. Regia essenziale e minimalista, ma perfetta (tant'è che nemmeno una volta mi sono distratto chiedendomi il perché di quel movimento della macchina da presa o di quel determinato campo lungo...). Il ritmo è lento, ma non ti annoi nemmeno per un secondo.
Poi c'è lui, il caro e vecchio Clint: immenso come non mai!
E lo ammetto, il finale mi ha fatto piangere.


VOTO: 9




sabato 19 maggio 2018

PRIMA DI MEZZANOTTE (romanzo)

Eccomi di nuovo con una recensione letteraria.
Questa volta voglio spendere un paio di parole sul romanzo PRIMA DI MEZZANOTTE dello scrittore Andrew Kavlan.
Dopo aver visto il film FINO A PROVA CONTRARIA, di e con Clint Eastwood (che ho recensito), mi son accorto di avere in casa il romanzo originale da cui era stata tratta la pellicola e quindi non potevo esimermi dal leggerlo...
La trama è la stessa del film, ovviamente: un giornalista d'inchiesta si ritrova, suo malgrado, a dover intervistare condannato a morte a poche ore dalla sua esecuzione. A quanto pare, l'uomo dietro alle sbarre ha ucciso una giovane donna incinta durante un tentativo di rapina.
Il giornalista, però, comincia a sospettare che il detenuto possa essere innocente, così si mette alla ricerca di una prova che possa scagionarlo prima che arrivi l'ora dell'esecuzione, in una serrata lotta contro il tempo...

In realtà, in questo romanzo, di serrato c'è ben poco, tanto meno il ritmo.
Anche se non è scritto male, lo stile prolisso di Kavlan mi è piaciuto poco.
Ci sono un sacco di parti inutili, ripetitive e ridondanti in cui l'autore tenta, senza riuscirci, di farci provare lo sgomento e l'orrore che sta vivendo l'uomo accusato di omicidio, sapendo che a mezzanotte la sua vita terminerà per mano di un'iniezione letale. Oppure ci sono alcune sotto trame ininfluenti, quasi dei semplici riempitivi, che però contribuiscono a rallentare la lettura.
Il giornalista protagonista, molto bravo nel suo lavoro, ma marito infedele e menefreghista nella vita reale, non risulta efficace come invece appare nella versione cinematografica di Clint Eastwood.
Il personaggio del film è molto più caratterizzato, nonostante la performance pacata di Eastwood stesso. Quello del libro rimane un abbozzo, una figura sfocata che non riesce a catturare del tutto il lettore.
Altro paradosso, nel paragone tra romanzo e film, è che nella trasposizione cinematografica (seppur abbastanza fedele) si è preferito cambiare radicalmente alcune cose in favore di qualche classico cliché ben collaudato (nel film il presunto colpevole è un afroamericano, quindi è anche per questo motivo che si dà per scontata la sua colpevolezza; nel romanzo invece è un bianco a cui non si vogliono concedere favoritismi razziali), eppure il film continua a funzionare molto meglio.
L'unica cosa positiva dell'opera di Klavan è che l'uso narrativo della prima persona (che in genere sopporto poco, in un romanzo) per una volta non mi ha dato fastidio.
Insomma, per farla breve, uno dei pochi casi in cui il film risulta essere decisamente migliore del romanzo dal quale è tratto.
E non c'entra il fatto che io abbia visto prima il film, comunque.


mercoledì 16 maggio 2018

THE GIFT (Mini Recensione)

Brixton, Georgia.
Annie Wilson è una specie di chiromante locale che cerca di crescere al meglio i tre figli dopo che il marito è morto in un incidente sul lavoro. Un giorno, però, una giovane del posto scompare e toccherà a lei cercare di risolvere il mistero...

Ecco un bellissimo thriller dai toni soprannaturali firmato da Sam Raimi.
Ottimi tutti gli interpreti, dalla bella Cate Blanchett a Giovanni Ribisi (specializzato in ruoli da giovane con problemi mentali), passando per Greg Kinnear e Hilary Swank; perfino Keanu Revees risulta "squisitamente" detestabile.
Regia semplice, anche un po' atipica per Raimi, ma perfetta dalla prima all'ultima inquadratura.
Un vero gioiellino da riscoprire.

VOTO: 7,5






domenica 13 maggio 2018

ALIEN: COVENANT -Mini Recensione-

Ultimo capitolo, almeno in ordine di uscita, della saga di Alien.
Questa volta seguiamo la storia dell'equipaggio dell'astronave USCSS Covenant, in origine diretta verso il pianeta Origae-6 con lo scopo di colonizzarlo, che decide di cambiare rotta dopo aver intercettato un segnale di origine umana proveniente da un sistema solare sconosciuto...
Partiamo male: l'incipit non sembra certo molto originale.
Il film, salvo l'incidente all'astronave iniziale, parte piuttosto lento, presentandoci comunque troppo frettolosamente i vari (troppi) personaggi. Poi c'è lo sbarco sul pianeta, ma la trama continua a procedere in modo prevedibile e pure ingenuo, quasi come in un horror di serie Z.
Il cast risulta troppo anonimo, a parte il comunque bravo Michael Fassbender. Billy Crudup non è malaccio, così come la protagonista femminile, Katherine Waterston, che però non si avvicina nemmeno lontanamente alla figura di Weaver/Ripley. Sembrava molto più tosta ed efficace Noomi Rapace in Prometheus.
Tecnicamente è un film impeccabile; anche se la regia di Scott manca di originalità e, in un paio di scene, le astronavi parevano quasi dei modellini, nonostante la fotografia perfetta degli effetti speciali digitali.
A conti fatti è un film inutile, senz'anima e con un finale telefonato, che di fatto annulla il senso del precedente Prometheus e il mistero sulle origini dell'Alien dei vecchi capitoli.

VOTO: 6-







sabato 12 maggio 2018

U-571 (Mini Recensione)

Questo film bellico di Jonathan Mostow racconta la storia, in maniera del tutto romanzata e inventata, su come gli Alleati entrarono in possesso della macchina Enigma.
Un sommergibile americano viene camuffato da U-Boot tedesco per provare a portare a termine una pericolosa missione: abbordare un vero sommergibile nazista, l'U-571 che si ritrova in avaria nel mezzo dell'Atlantico, così da poter mettere le mani sulla macchina Enigma e relativi cifrari. Ovviamente le cose prenderanno una brutta piega...
Plot alquanto improbabile e storicamente licenzioso a parte, il film è pieno di errori tecnici e anacronismi.
A bordo degli U-Boot tedeschi, per esempio, non c'erano armi a fuoco, a parte un unica pistola custodita personalmente dal capitano. Per gli attacchi si usava il periscopio situato nella torretta, non quello d'osservazione che si vede nel film; inoltre è improbabile che così pochi uomini potessero riuscire a governare un sommergibile della Kriegsmarine.
Così come mi pare alquanto difficile che, con i siluri e la tecnologia dell'epoca, due sottomarini potessero spararsi l'un l'altro in immersione, trovandosi pure a quote di profondità diverse.
Ah, e i nazisti non avevano un Sonar, o ASDIC, come quello che usavano gli Alleati.
Passiamo poi alle pecche riguardanti la trama.
Ci sono i classici personaggi e le solite situazioni viste innumerevoli volte praticamente in tutti i film ambientati all'interno di sommergibili: il comandante in seconda che si ritrova improvvisamente al comando e all'inizio pare incerto e insicuro; i soliti eroi che si sacrificano per il bene degli altri e un paio di personaggi secondari (e inutili) che muoiono in fretta e tutti si scordano di loro; il sommergibile che viene portato sempre più in profondità per evitare le bombe di profondità...
E i marinai tedeschi che, dopo un prologo che lasciava presagire altro, finiscono per essere rappresentati in modo molto negativo.
Veniamo invece ai pregi.
Il cast tutto sommato è buono, con una menzione speciale per il sempre affidabile Harvey Keitel e un Matthew McConaughey che, nonostante i suoi limiti attoriali, pare perfetto per il ruolo.
E poi c'è anche Bill Paxton, che con la sola sua presenza fa guadagnare mezzo punto all'intero film.
La regia di Mostow è valida, così pure il montaggio. La pellicola comunque funziona, se la si prende come puro intrattenimento, risultando anche abbastanza tesa e coinvolgente.
Non male anche la colonna sonora.
E poi io adoro i film con i sommergibili...

VOTO: 7-




domenica 6 maggio 2018

SCONTRO TRA TITANI -Mini Recensione-

Remake di SCONTRO TRA TITANI del 1981, che riprende le avventure di Perseo, il quale, assieme a un gruppo di guerrieri di Argo, dovrà affrontare  e uccidere Medusa, così da poter usare la sua testa mozzata come arma contro il Kraken...
A dire la verità questo remake non è un brutto film. Sam Worthington non è malaccio, così come quasi tutto il cast di attori più o meno noti. Eccezion fatta per Liam Neeson, che pare essersi ritrovato lì in mezzo per caso. Forse anche Ralph Finnes nei panni di Ade, il dio degli inferi, risulta spesso involontariamente comico.
E' anche abbastanza spettacolare, anche se la regia di Louis Leterrier proprio non ha nulla di originale. Ma è un film che, a conti fatti, risulta privo della magia e dell'ingenua meraviglia che, grazie anche agli antiquati (e ormai obsoleti) effetti speciali in stop motion del grande Ray Harryhausen, l'originale del 1981 riusciva a trasmettere.
Sono sempre più convinto che gli effetti speciali digitali, se non usati con accortezza, alla fine risultano piuttosto freddi e privi di fascino. A conti fatti ti sembra di avere di fronte un video game piuttosto che una pellicola cinematografica.
Quindi, per concludere, questo SCONTRO TRA TITANI rimane comunque un non disprezzabile film fantastico/mitologico, privo però di quella infantile meraviglia che il prototipo dei primi anni '80 conserva ancor oggi.

VOTO: 6+




venerdì 4 maggio 2018

LA MUMMIA (2017) -Mini Recensione-

Domanda: c'era davvero bisogno di questo Reboot?
La risposta a fine articolo...
Questa volta il protagonista è un sergente dell'esercito americano (Cruise), in servizio in Iraq come esploratore ma che, quando capita, non disdegna di trafugare qualche prezioso manufatto archeologico locale. Ed è propri lui che, quasi accidentalmente, scopre un'antica tomba egizia proprio in quella che un tempo era la Mesopotamia. 
Ovviamente è l'inizio dei guai...
Il conseguente sviluppo narrativo è molto imbarazzante, con inconcepibili citazioni a Un lupo mannaro americano a Londra (l'azione poi si svolgerà proprio a Londra), con un sacco di scene trash e bambinate a non finire. Per non parlare della scena alla "Mission Impossible" dello schianto dell'aereo, che è palesemente fuori contesto.
Tom Cruise, poi, è totalmente fuori posto (si prende così sul serio che nei momenti umoristi riesce a strappare una risata proprio per questo motivo, non per il contesto comico delle scene), così come Russell Crowe; paradossale, a un certo punto, quando proprio l'ex-gladiatore dà del "giovane" al personaggio di Cruise... ma se Crowe, nella realtà, ha ben 2 anni in meno di lui?
Il villain di turno, ovvero LA MUMMIA, questa volta è un donna, tale Sofia Boutella; ma non fa paura nemmeno per un secondo.
Altro problema di questo film: dovrebbe essere un horror, con toni umoristici come nei film di Stephen Sommers: ma qui l'effetto orrorifico finisce per sembrare involontariamente comico anche quando non dovrebbe.
Regia di Alex Kurtzman non pervenuta.
Un film davvero brutto e completamente sbagliato.
Quindi ecco la risposta alla domanda iniziale: NO, non c'era davvero bisogno di questo Reboot.
Anche se la Universal voleva, con questa pellicola, avviare un nuovo franchise con tutti i "Mostri" cari alla casa cinematografica.
Al confronto, i primi 2 film de LA MUMMIA di Stephen Sommers ne escono rivalutati all'ennesima potenza. Quelli (così come il non disprezzabile terzo capitolo diretto da Rob Cohen) almeno non si prendevano mai troppo sul serio. Non spaventavano, ma erano genuinamente divertenti e fracassoni.

VOTO: 4,5