Elucubrazioni, recensioni, curiosità varie sui miei film, registi, romanzi e scrittori preferiti.

martedì 11 dicembre 2018

MOONRAKER-OPERAZIONE SPAZIO -Mini Rencensione-

Da bambino questo era il mio film di Bond preferito, visto per la prima volta in una TV (forse) in bianco e nero, a casa di un mio amico una domenica pomeriggio.
In realtà la trama ricalca quasi pari pari quella del precedente LA SPIA CHE MIA AMAVA, con un'ambientazione spaziale anziché marina. Anche il piano del Villain di turno è identico e c'è pure il ritorno del gigantesco personaggio di SQUALO interpretato da Richard Kiel.
Roger Moore è qui ancora in forma mentre la Bond Girl di turno è più tosta che sexy, molto più sensuale una giovane Corinne Cléry, che però farà una brutta fine, ma va bene così.
Diciamo che, a conti fatti, rimane un film molto esagerato ma divertente e fracassone.
Rivisto in HD è un bel vedere e pure i datati effetti speciali non sfigurano più di tanto (tranne alcune retroproiezioni nella scena della funivia).
Regia di Lewis Gilbert nella norma, con un buon montaggio di John Glen che diventerà poi il regista della serie fino a VENDETTA PRIVATA.
Musiche di John Barry stranamente non troppo pompose (per i miei gusti), con una canzone dei titoli di testa molto valida ma piuttosto sottovalutata, all'epoca.
Fu un grande successo al box office, comunque.

VOTO: 7-



domenica 2 dicembre 2018

Agente 007-UNA CASCATA DI DIAMANTI -Mini Recensione-

Ultima volta di Connery nei panni di James Bond (nella serie ufficiale), con 007 intento a sventare un traffico di diamanti...
A ben vedere, però, la trama appare piuttosto ingenua, farraginosa e pure confusa, soprattutto nella prima parte, con una versione di Ernst Stavro Blofeld completamente incongruente con quelle degli altri film.
C'è molto humor,  pure troppo, con tanto di coppia killer (nemmeno tanto velatamente gay) ridicola e "macchiettistica".
Toni umoristici esagerati e poco adatti per uno come Sean Connery, secondo me. Non a caso poi arrivò Roger Moore e i film di Bond presero decisamente quella piega fino all'arrivo del sottovalutato Timothy Dalton.
L'attore scozzese, inoltre, appare qui svogliato (tornò solo per soldi), sicuramente già troppo invecchiato per il ruolo, anche se più giovane di 3 anni rispetto a Moore che lo sostituirà.
La regia di Guy Hamilton non è male, ma si nota la mancanza di Peter Hunt, l'abituale montatore dei film precedenti, nonché regista di Agente 007-Al servizio di sua maestà.
Riguardo le "pompose" musiche di John Barry, tema "bondiano" a parte (che comunque non è suo), personalmente le ho sempre mal sopportate. Troppo vintage, per uno che, come me, gli anni '60 non li ha vissuti neanche di striscio.
E qui risultano ancor più anacronistiche, dato che siamo ormai nel 1971 e di lì a poco esploderà la disco dance che influenzerà musicalmente anche i successivi capitoli di 007.
In conclusione, mi pare un film fiacco, con un paio di buone sequenze, tipo il combattimento nell'ascensore nella prima parte, ma niente più.
Anche se non lo reputo il peggior Bond con Connery, comunque.

VOTO: 6-





venerdì 23 novembre 2018

IL CAVALIERE OSCURO-IL RITORNO -Mini Recensione-

Finalmente sono riuscito a farmi venire la voglia di guardarmi le quasi 3 ore del terzo capitolo della trilogia su Bat Man di Christopher Nolan.
Sinceramente mi aspettavo peggio, a parte un enorme vuoto di sceneggiatura (come diavolo ha fatto Wayne a rientrare a Gotham senza farsi vedere?). In effetti non sono un grande fan di Nolan, né dei suoi film sul supereroe col mantello, perché si prende troppo sul serio risultando spesso involontariamente ridicolo e ingenuo, ma qui mi ha (quasi) sorpreso.
Ci sono molti personaggi, tutti sufficientemente caratterizzati e con dei ruoli determinanti.
Gli attori sono ben diretti e in parte, però Christian Bale viene spesso oscurato dagli altri, perfino dalla Hathaway. Menzione speciale per Joseph Gordon-Levitt mentre ho trovato quasi insopportabile l'esagerata recitazione di Tom Hardy (in lingua originale); ok, indossa una maschera per tutto il film, quindi doveva in qualche modo "compensare", ma non mi ha convinto del tutto.
Veniamo ora all'elemento che mi ha dato maggiormente fastidio: la musica di Hans Zimmer.
Quasi 3 ore di martellante, pomposa e ridondante musica perennemente in sottofondo, nel classico stile di Nolan, mi ha decisamente sfinito.
E questo pregiudica inevitabilmente il mio giudizio finale.



VOTO: 7--

mercoledì 14 novembre 2018

RED TAILS -Mini Recensione-

Quando un film viene definito "inedito" da Sky (effettivamente non c'è stata traccia nei cinema italiani) ed è diretto da un regista sconosciuto, inevitabilmente mi suona in testa un campanello d'allarme.
Ma ogni tanto mi capita di non voler ascoltare questo campanello, quindi questa volta ho deciso di dare una possibilità a questa pellicola.
La storia, per chi non è esperto in materia, racconta delle gesta del primo squadrone di piloti afroamericani della WW2, squadrone che aveva base proprio in Italia.
Il film inizia subito con un combattimento aereo ma praticamente al primo fotogramma cosa mi ritrovo? Il ghigno sadico di un pilota nazista che sottolinea, parlando un aspro tedesco, il suo desiderio abbattere più aerei americani possibile.
Partiamo male. Ma molto male.
Capisco subito a cosa andrò incontro, ovvero la sagra degli stereotipi e cliché: il pilota scavezzacollo, quello religioso, il capitano ubriacone, la mascotte del gruppo, il novellino.
I tedeschi praticamente senza e volto (tranne quello col ghigno a inizio film, che riapparirà più volte), tutti cattivi e con la mira piuttosto scarsa.
Non manca, ovviamente, il conflitto tra ufficiali bianchi e quelli di colore, la storia d'amore che...(no spoiler), oltre al finale scontato, anche riguardo il destino di ogni personaggio principale.
Ci ho azzeccato in tutto.
Anche la colonna sonora, sebbene non mi sia dispiaciuta, cade nell'errore di creare un tema "pizza e mandolino" quando ci sono alcune scene ambientate nel paesino italiano (stereotipato pure quello).
La regia di codesto Anthony Hemingway è troppo "televisiva", non a caso viene da quel mondo lì, quindi risulta piuttosto piatta ed elementare.
Buoni gli effetti speciali, con un sacco di aeroplani da guerra in CGI fotograficamente abbastanza realistici.
Eppure la recitazione non è male, se si chiude un occhio (anzi, un orecchio) all'improbabile parlata in italiano (in lingua originale) di Daniela Ruah, con Cuba Goodwin Jr. forse un troppo "scolastico" ma con Terrence Howard una spanna sopra tutti senza faticare troppo.
Un'occasione sprecata, un film ambizioso girato però male e troppo in fretta, storicamente licenzioso (il combattimento finale) e anche leggermente retorico.
Incredibilmente, però, intrattiene bene e non ci si annoia.

VOTO: 6 "politico"






lunedì 12 novembre 2018

TOMB RAIDER (2018) -Mini Recensione-

Reboot di TOMB RAIDER, con l'attrice scandinava Alicia Vikander al posto di Angelina Jolie nei panni di Lara Croft.
La nostra eroina, qui, è ancora una neofita dell'archeologia ma decide  comunque di partire alla ricerca del padre scomparso nei pressi di una misteriosa isola nei pressi del Giappone...
Dimenticatevi la Lara della Jolie, che entrava in scena sculettando e strabuzzando gli occhi in favore della macchina da presa, saltava, sparava, prendeva a calci tutti quanti senza quasi nemmeno rovinarsi il trucco. Qui abbiamo una ragazza con un fisico decisamente più asciutto, molto atletico e  e credibile, un viso acqua e sapone, che pare piuttosto insicura all'inizio.
La trama mi è sembrata in ogni caso molto più decente dei film precedenti, anche se le scene d'azione paiono riprese direttamente da uno dei videogame della saga.
La recitazione è decisamente migliore rispetto ai due capitoli con la Jolie, non solo della Vikander ma pure del villain di turno, ovvero Walton Goggins (anche se a tratti, come dico spesso, un tantino sopra le righe per i miei gusti), e dei vari coprotagonisti.
La regia del norvegese Roar Uthaug è nella norma, nonostante la scena iniziale del combattimento in palestra di Lara sia piena di "scavalcamenti di campo" che creano confusione (non si capisce chi è che le sta prendendo e chi sta menando).
Musiche non eccessivamente ridondanti, il che è un bene.
Insomma, un discreto film d'intrattenimento neanche troppo esagerato, che si lascia ben guardare dall'inizio alla fine.

VOTO: 6,5




martedì 30 ottobre 2018

L'UOMO SUL TRENO - The commuter -Mini Recensione-

Liam Neeson e il regista Jaume Collet-Serra ancora insieme, in una sorta di rielaborazione di Non-Stop, questa volta ambientato su un treno anziché a bordo di un aereo.
Un ex-poliziotto, ora un agente assicuratore al quale è appena stata data la notizia del suo licenziamento, è di ritorno a casa sul treno che abitualmente prende. Una misteriosa donna si avvicina e gli propone un semplice e remunerativo compito: rintracciare l'identità di un passeggero a bordo di quello stesso treno...
Il plot sulla carta poteva essere un bel thriller alla Hitchcock, ma il regista spagnolo Collet-Serra decide di virare quasi esclusivamente sull'action, snobbando un poco la suspense.
Costui, inoltre, non sa nemmeno usare gli elaborati virtuosismi registici nel modo appropriato (sembrano quasi tutti fini a se stessi) e calca troppo la mano su scene d'azione altamente improbabili.
Gli indizi sul mistero, poi, sono sbattuti in faccia allo spettatore in maniera troppo evidente, tanto che già a metà film è facile intuire il plot twist finale.
Liam Neeson si fa sempre apprezzare ma, pur avendo più o meno la stessa età del personaggio che interpreta (un sessantenne), salta, mena e spara come uno di 40 anni.
Bene tutto il cast, comunque, con un redivivo Sam Neil in una piccola/grande parte.
Buona la colonna sonora, mentre gli effetti speciali digitali sono un tantino dozzinali e invasivi.
Tirando le somme, il film non è poi così male, se lo si prende per quello che è: puro e semplice intrattenimento.

P.S. Il termine Commuter significa Pendolare, in italiano.
Chi diavolo sarebbe andato a vedere un film se si fosse chiamato "il pendolare"?
Una volta tanto è bene che non abbiano optato per la traduzione letterale del titolo.


VOTO: 6,5








domenica 28 ottobre 2018

COWBOYS & ALIENS -Mini Recensione-

Ennesimo film rivisto dopo qualche tempo che mi è sembrato meglio di come ricordassi.
Ok, personalmente l'idea di base non mi è mai parsa nemmeno troppo originale (Alieni nel vecchio West, in questo caso nel territorio dell'Arizona) ma facciamo finta di nulla.
Il film parte abbastanza bene, con le classiche atmosfere dei film western moderni, ma ben presto si notano i principali difetti, ovvero gli innumerevoli cliché del caso: il ricco proprietario terriero e di bestiame (Harrison Ford) che detta legge nella cittadina, con tanto di figlio viziato e inetto che si mette continuamente nei guai e un altro "figlio" adottivo, un trovatello Apache che vorrebbe avere più considerazione; il barista timido e impacciato, che non sa difendersi né sparare; il vecchio sceriffo locale ligio al dovere; ecc.
Daniel Craig funziona, anche se a tratti ricorda troppo James Bond (almeno un cambio di look poteva starci, no?) e spesso viene oscurato dai bravi attori caratteristi (tipo Sam Rockwell) che lo circondano. Ma c'è anche la bella Olivia Wilde, perché anche l'occhio vuole la sua parte.
La regia di Jon Favreau non è niente di che: si cerca lo spettacolo, gli effetti speciali perfetti, le belle inquadrature, un montaggio serrato, ma è priva di qualsiasi guizzo inventivo.
Idem per quanto riguarda la musica, con classiche citazioni western in alcune parti, eccessivamente pomposa in altre.
Il film dura decisamente troppo: il terzo atto mi è sembrato quasi sfiancante. In più l'elemento alieno rimane quasi sullo sfondo rispetto alle singole storie dei vari personaggi. Il che potrebbe essere anche un bene, se non ci fossero troppi stereotipi del caso (come ho già detto) e uno sviluppo narrativo delle sotto trame davvero prevedibile.
Insomma, una pellicola non del tutto riuscita.

VOTO: 6+